Psicologia della Famiglia

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    "In famiglia non si tengono lezioni ma si vive, e vivendo ci si educa reciprocamente: ognuno influenza ed è influenzato.
    È un sistema imperfetto, nel quale continuamente si fanno degli errori e continuamente si deve ricominciare.
    Le relazioni in famiglia possono essere sempre riparate, perché abbiamo fiducia negli altri e ci sentiamo protetti dal legame reciproco".

    M. Ceriotti Migliarese

    Lo studio della famiglia, in ambito scientifico, è recente, tant’è che intorno agli anni ’50 è diventata oggetto di osservazione di diverse discipline in particolare di quelle psicologiche. A riguardo è importante ricordare il contributo della psicologia sociale che si è interessata della famiglia studiandola come modello paradigmatico del piccolo gruppo, concetto che nasce dalle teorie di Kart Lewin. Lo psicologo tedesco con la teoria del campo orientò lo studio del gruppo sociale come totalità di parti interagenti e non come la somma di individui.

    In questo modo, però, alla famiglia non veniva riconosciuta la sua specifica entità, i suoi comportamenti abituali e la caratteristica che tutti i membri condividono una storia comune. E' quindi stato Solomon Asch, psicologo polacco a cominciare a parlare delle specifiche caratteristiche della famiglia, menzionando l’interazione basata sulla reciprocità e il tipo di rapporti faccia a faccia, e da quel momento la famiglia è stata considerata come l’emblema del gruppo naturale o primario, con una sua storia, una sua struttura e dei suoi fini specifici.

    Dalla psicologia sociale lo studio della famiglia si arricchisce con l’incontro con la Teoria dei Sistemi. A riguardo bisogna considerare alcuni elementi:

    1. Teoria Generale dei Sistemi di Von Bertalanffy: secondo tale teoria ogni organismo è un Sistema, inteso come una totalità composta di parti interagenti tra di loro e tendenti all’equilibrio. Tra le parti c’è un rapporto circolare cosicché il cambiamento di una influenza tutte le altre. Si passa così dal vecchio modello causale lineare, basato su causa-effetto, a quello circolare. Per comprendere ogni organismo bisogna quindi guardare alla sua complessità, alla sua totalità e alla sua organizzazione;

    2. La Cibernetica del matematico statunitense Norbert Wiener: Wiener affermò che “il nostro mondo è integralmente costituito di sistemi intrecciati ed in interazione. Quando gli elementi sono organizzati in un sistema, le interazioni tra gli elementi danno all'insieme delle proprietà che non possiedono gli elementi presi individualmente. Si dice allora che Il tutto è superiore alla somma delle parti. Principio cardine della cibernetica è quello di feedback e retroazione, secondo il quale una parte dei dati in uscita da un sistema aperto rientrano nel sistema sotto forma di informazioni riguardo all’uscita dallo stesso sistema. Tale retroazione sarà negativa quando tende a mantenere l’equilibrio interno del sistema e positiva quando tenderà a modificare l’equilibrio portando cambiamento e sviluppo. La famiglia può essere considerata un sistema aperto in continuo scambio con l’ambiente. Il concetto di retroazione si ritrova anche nella comunicazione tra i membri della famiglia dove, a ciò che viene comunicato da parte dei un membro, corrisponde sempre un messaggio di ritorno da parte degli altri che tende a modificare il comportamento dell’emittente;

    3. Bateson e il Gruppo di Palo Alto: è stato il gruppo di Paolo Alto, capeggiato da Gregory Bateson, ad introdurre nella psicologia della famiglia i principi della cibernetica. Bateson afferma che quando gli individuo si mettono in comunicazione rivelano informazioni su se stessi, sulla propria identità e sul proprio modo di vedere quella relazione. Il problema nascerebbe però dalle Comunicazioni a Doppio Legame, in cui il contenuto della comunicazione è paradossale e contradditorio, le quali sarebbero responsabili di disturbi psicologici più o meno gravi.

    Verso un Approccio Sistemico-Relazionale alla Famiglia

    Verso gli anni '60 si delinea un vero e proprio movimento di ricerca e terapia familiare che però si compone di due Filoni Separati:

    1. Sistemici (o puristi del sistema): concentrano la loro attenzione sulle interazioni familiari nel qui ed ora e, in particolare, si occupano delle famiglie a transazione schizofrenica, ossia quelle con uno stile di interazione rigido, basato su una retroazione negativa e quindi su un’assenza di cambiamento. Guardano esclusivamente al qui ed ora delle relazioni, in modo meccanicistico, senza prestare attenzione ai processi mentali, al loro sviluppo e alle storie individuali che hanno portato a quelle relazione. Sostanzialmente guardano alla relazione del presente nel suo manifestarsi, senza coglierne il fattore evolutivo, il suo sviluppo e quindi la sua proiezione verso il futuro.

      Il lavoro di ricerca si basa su un osservatore assolutamente esterno al sistema proprio per non interferire con le relazioni e poterne avere una visione più chiara;

    2. Sistemico-Relazionali: incentrano la loro attenzione sulle relazioni familiari, ossia su ciò che emerge dal presente ma è legato alla soggettività degli individui e della storia che hanno condiviso. Si guarda ai legami familiari come costituitisi dalla messa in comune di significati nati dall’interazione. Si guarda quindi al qui ed ora ma come risultato di ciò che è stato in passato. L’osservatore è assolutamente partecipane in questo scambio relazione, e questa è una scelta ma anche un’opzione obbligata. L’osservatore, infatti, per il solo fatto di osservare influenza il sistema.

      Tale considerazione nasce dalla Cibernetica di Secondo Ordine teorizzata da Von Foerster (1982).

      Va infine notato che il primo psicoanalista aderente a questa corrente, il quale stabilirà le basi per la terapia familiare, fu Nathan Ackerman con il suo testo "Psicodinamica della Vita Familiare" (1958).

    L'Attenzione ai Processi Evolutivi della Famiglia

    Da tutti gli approcci prima descritti nasce la Prospettiva Sistemico-Relazionale che guarda alla famiglia con una concezione evolutiva allo scopo di definire le capacità trasformative della famiglia stessa. Centro di interesse, infatti, non è più la famiglia disfunzionale ma quella normale. L’obiettivo è quindi quello di individuare gli indici di normalità, in modo da lavorare anche ad un aspetto preventivo e promozionale per il benessere della famiglia.

    La comprensione di cos’è che favorisce o interferisce nelle capacità della famiglia di modificarsi sta alla base degli studi di due Orientamenti Diversi, che partono da punti di vista differenti e poi finiscono per convergere in un ulteriore modello:

    1. Family Stress: si basa sullo studio dei cambiamenti imprevisti. Il primo modello fu il “ABCX” elaborato da Hill (1949) dove per X si intende la crisi, per A l’elemento stressante causa della crisi, per B la capacità della famiglia di trovare risorse e per C la definizione che la famiglia dà all’evento stressante. La famiglia quindi reagisce alla crisi cercando un nuovo adattamento che consiste in una fase di disorganizzazione prima e di riorganizzazione dopo che porta al nuovo equilibrio. Tale evento critico non deve però essere sempre visto come negativo, dato che se la famiglia ha delle buone risorse, il mettere in atto strategie per superare la crisi può aiutarla a raggiungere un grado di equilibrio migliore superiore e quindi aiutare la sua evoluzione.

      McUbbin e Patterson (1981), partendo da queste basi, crearono il FAAR Model, secondo cui la famiglia attraversa tempi di funzionamento ed adattamento diversi intervallati da periodi di crisi funzionale al suo sviluppo. In questo modello le modalità per far fronte alla crisi sono:

    • assimilazione
    • evitamento
    • eliminazione

    La vera crisi si ha invece quando le risorse della famiglia non sono sufficienti per superarla.

    Processi Interattivi e Relazionali Nella Famiglia

    Dato che secondo la Prospettiva Sistemica la famiglia è un Sistema Aperto in constante interazione con l'ambiente, bisogna analizzare le principali Proprietà dei Sistemi Aperti:

    • Totalità e non-Sommatività: il cambiamento di un membro modifica ed investe tutti gli altri. La famiglia non è semplicemente la somma dei sui componenti ma riguarda soprattutto la loro interazione, quindi non basata studiare singolarmente le caratteristiche di ogn'uno;

    • Causalità Circolare: la comunicazione all’interno della famiglia non è mai univoca ma reciproca. Ogni comportamento è causa ed effetto di qualcos’altro. Non si sta però parlando di una causalità lineare ma di una circolare dove le cause e gli effetti di un comportamento possono essere varie e diverse;

    • Equifinalità: se nei sistemi chiusi le condizioni finali sono dettate dalle condizioni iniziali, nei sistemi aperti le condizioni iniziali non per forza determinano una specifica condizione finale. Possono esserci famiglie con condizioni diverse che arrivano a conclusioni uguali e viceversa;

    • Omeostasi: tendenza del sistema familiare a mantenere la sua coesione e stabilità. Nasce da una retroazione negativa in cui le informazioni contribuiscono a mantenere saldo l’equilibrio e la stabilità della famiglia senza creare cambiamento;

    • Morfogenesi: nasce da una retroazione positiva dove i dati che ritornano spingono il sistema a creare un nuovo equilibrio adattivo che però porta la famiglia ad un livello organizzativo superiore e più evoluto.

    La Struttura Familiare

    Minuchin (1974), uno dei pionieri della terapia familiare, afferma che la famiglia è un sistema con una propria struttura. La Struttura Familiare è considerata come l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono. Tra i membri si vengono a creare dei modelli transazionali stabili che servono al sistema per conservare la propria identità e resistere al cambiamento non funzionale. L’osservazione delle transazioni permette l’individuazione della Mappa della Struttura Familiare composta da:

    1. Sottosistemi: hanno specifiche funzioni e nascono in base a specifiche caratteristiche come l’età e il sesso. I sottosistemi specifici di ogni sistema familiare sono:

      • Sottosistema Coppia: composto da due adulti di sesso opposto che si uniscono allo scopo di formare una famiglia. La sua funzione riguarda lo stabilire un rapporto complementare di reciproco accomodamento e sostegno, nonché la creazione di difese per proteggersi dalle intrusioni di figli, suoceri o amici. Un buon funzionamento del sottosistema coppia e della loro non intrusione serve ai figli per costituire un proprio modello di interazione uomo-donna, di rapporti intimi, di espressione di affetto e di gestione del conflitto;

      • Sottosistema Genitoriale: si costituisce nel momento in cui nasce il primo figlio e svolge la funzione di nutrizione, accudimento e socializzazione del bambino. Ovviamente i compiti cambieranno in base all’età dei figli e delle loro richieste. Grazie a tale sottosistema i bambini impareranno a gestire la negoziazione in una situazione di potere sbilanciato;

      • Sottosistema Fratelli o Sorelle: i figli sviluppano un legame orizzontale che deve essere protetto dall’intrusione di altri, soprattutto dei genitori. Serve ad accrescere la prioria autonomia e ad individuare i propri interessi. E’ una palestra per sperimentare la negoziazione, la cooperazione e la competizione.

    2. Gerarchie e Confini: in ogni sistema familiare esistono specifiche gerarchie che in terapia devono essere assolutamente individuate. La gerarchia nasce dalla differenziazione delle funzioni e dal riconoscimento reciproco delle personali competenze specifiche che facilitano il buon funzionamento familiare.

      Importanti è la definizione chiara dei confini e quindi dei ruoli, che fanno parte del sistema gerarchico, dato che permette un buon funzionamento perché ognuno sa esattamente cosa e come deve svolgere il proprio compito.

      I confini possono essere rappresentai lungo un continuum che va da quelli Rigidi a quelli Diffusi, dove al centro si individuano i confini Chiari.

      Minuchin, giungendo ad affermare che uno dei parametri per valutare la funzionalità di una famiglia stia nella chiarezza dei suoi confini, individua quindi tre Tipologie Strutturali di Famiglia:

      • Funzionale: i confini dei sottosistemi sono chiari, non ci sono interferenze ma c’è comunque un certo scambio tra i sottosistemi a seconda del ruolo che si svolge in quel preciso momento;

      • Invischiate: confini molto diffusi, con le differenziazioni tendono a scomparire. Non ci sono segreti, l’emozione provata da uno è provata da tutti e i legami sono molto stretti. I membri non hanno una visione differenziata di sé rispetto agli altri e tendono ad evitare il cambiamento e rimanere in una condizione di stasi;

      • Disimpegnate: confini molto rigidi che non permettono un passaggio di comunicazione o emotività. Apparentemente i membri sembrano molto autonomi ed indipendenti ma in realtà non possono esserli perché non hanno potuto sperimentare la dipendenza da cui si genera l’indipendenza.

        Un altro elemento per definire la struttura familiare sono gli Schieramenti, ossia come le persone si posizionano rispetto agli altri nel momento in cui si presenta un conflitto. Minuchin ha individuato tre tipologie di Schieramento Disfunzionale:

      • Coalizione: due o più persone che creano un rapporto di solidarietà per andare contro una terza. Differente dall’alleanza che si basa sull’affinità ed un rapporto funzionale. Un esempio è il genitore che coalizza con il figlio contro l’altro genitore;

      • Triangolazione: una persona viene messa in mezzo da altre due che sono in conflitto e che chiedono di essere appoggiate. E’ il classico caso dei genitore che litigano e che pretendano che il figlio prenda una posizione;

      • Deviazione: due persone in disaccordo che orientano il loro conflitto verso un terzo. L’esempio è quello che genitori in conflitto che per salvaguardare il loro rapporto di coppia deviano la loro rabbia nei confronti del figlio che viene ritenuto la causa della crisi.

    Processi Comunicativi in Famiglia

    Il Gruppo di Palo Alto, nel tentativo di analizzare la Pragmatica della Comunicazione, ha individuato i Cinque Assiomi fondamentali (Watzawick, Beavin e Jackson, 1967):

    • Non si può Non Comunicare;
    • Nella Comunicazione umana esistono due livelli, Contenuto e Relazione;
    • La Natura di una Relazione dipende dalla Punteggiatura delle Sequenze di Comunicazione;
    • Gli essere umani comunicano sia in modalità verbale che in modalità non verbale;
    • Lo scambio comunicativo può essere Simmetrico o Complementare.

    Gli autori hanno anche individuato le Modalità di Comunicazione Disfunzionale e Patologica:

    • Squalifica: rispondere ad un messaggio in modo tale da ridurne o annullarne il valore. Per esempio rispondere ma senza rispondere alla domanda;

    • Disconferma: confermando o rifiutando il messaggio, comunque si dà una risposta. Con la disconferma non si risponde e si manda il messaggio “per me tu non esisti”;

    • Problemi di punteggiatura: i due hanno punto di vista diversi e creazione di punteggiatura differenti tanto che danno l’uno la colpa all’altro;

    • Difficoltà di Decodifica: spesso a causa dell’incoerenza tra comunicazione verbale e non verbale;

    • Escalation Simmetrica e Complementarietà Rigida: portare all’estremo questi due atteggiamenti, tanto che la simmetria diventa competizione e la complementarietà subordinazione di uno all’altro.

    La Prospettiva Trigenerazionale

    Tale Prospettiva Trigenerazionale osserva la famiglia sotto la dimensione storico-evolutiva, considerando:

    • generazione di figli e genitori (livello orizzontale);
    • relazione con la propria famiglia d'origine (livello verticale).

    Rispetto a questo approccio che considera più generazioni bisogna considerare:

    1. Trasmissione Intergenerazionale: ogni famiglia scrive con il tempo una propria storia che verrà trasmessa alle generazioni future tanto da influenzare nel presente, anche se inconsciamente, i membri della famiglia.

      La trasmissione avviene per mezzo del linguaggio sotto tutte le sue forme possibili. Se la famiglia d’origine ha superato in maniera funzionale i suoi problemi e i compiti evolutivi incontrati, trasmetterà alle generazioni future il proprio sapere sotto forma di risorsa. Se invece non è riuscita nel suo compito evolutivo di adattamento trasmetterà un vincolo, che si spera sia rivolto dalla generazione successiva.

      In terapia è quindi essenziale ricostruire la storia familiare e rendere consapevoli i pazienti dei vincoli inconsci che li influenzano, in modo da poter risolvere da soli tale ostacolo.

      Di per sé, il concetto di trasmissione implica la risoluzione del problema dovuta alla rielaborazione insita in tale termine mentre, al contrario, il termine Passaggio indica un semplice spostamento.

    2. Miti, Storie e Rituali Familiari: bisogna considerare:

      Miti: sono delle credenze condivise da tutti i membri della famiglia che, tramandati insieme alle storie e ai rituali, vanno a formare la specifica cultura di una famiglia. I miti riguardano i ruoli familiari e le relazioni tra parenti, e rappresentano una chiave di lettura e di interpretazione di tutta quella che è la realtà familiare. Costituiscono una sorta di linea guida per tutte le situazioni più importanti, soprattutto quelle ambigue e problematiche come l’abbandono, la separazione e il lutto. Si parla di mito e non appunto di credenze perché non vengono discusse o sottoposte a verifiche;

      Storie Familiari: sono l’insieme dei racconti, delle memorie e dei valori condivisi e trasmessi che permettono di riconoscere l’identità della famiglia. Il valore delle storie consiste nel connettere tempi, eventi e persone differenti, riportandoli ad un’unica identità, quella della famiglia. Le dinamiche relazioni presenti nelle storie sono poi quelle che si verificano nella realtà, proprio perché inconsciamente tramandate e messe in atto;

      Rituali Familiari: sono azoni che ricorrono in tempi e luoghi prevedibili, legati a determinati eventi speciali (ad es. matrimoni, lutti, nascite e festività) oppure a situazioni di vita quotidiana (ad es. i pasti e il modo di salutarsi). Più che in altri aspetti è proprio nei rituali che si individua l’identità familiare, proprio per il fatto di avere un’immagine viva e diretta di una tradizione familiare.

    3. Genogramma Familiare.

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